Il mare che non ti aspetti

Lasciandosi cullare dalla bonaccia, o scossi dalla tempesta, ma pronti a gridare, appollaiati sul pennone dell'albero maestro, "Ecco, laggiù, soffia, soffia!".

Era domenica 8 febbraio, quando arrivato di buon'ora in società, stavo preparandomi ad uscire con i ragazzi in barca.

Le spalle al mare, a rispondere a chi mi chiedeva del lavoro quotidiano, quando, con la coda dell'occhio, più che intravedere, percepii a non più di 100 metri di distanza un fugace movimento in acqua.

Fu l'automatismo che mi fece volgere il capo al mare, giusto in tempo per vedere un corpo, un enorme corpo, immergersi.

Nessuno aveva visto nulla, ma il mio dito indice puntato verso l'acqua, incuriosì i ragazzi. "Dev'essere un delfino" soggiunsi...sapendo in cuor mio che una gran massa d'acqua difficilmente poteva essere stata spostata da uno dei cetacei che raggiungono anche il golfo di Muggia spesso al seguito delle grandi navi mercantili che approdano alle banchine del porto nuovo di Trieste o si addentrano nel canale industriale di Zaule.

Quel giorno uscimmo in mare per gli allenamenti, loro concentrati sul lavoro in barca, io con il pensiero all'animale rimasto impresso nella mia mente.

Passarono i giorni.

In paese si vociferava di una balenottera da giorni ospite delle acque muggesane, mentre fantasiose ipotesi circolavano come sempre tra i paesani, i pescatori in primis, che ipotizzavano una permanenza dell'animale grazie ai banchi di pesce del quale l'enorme cetaceo si cibava, altri giuravano avesse perso il senso dell'orientamento e non riuscisse ad uscire dal "sacco" del golfo.

Fatto strano che per giorni si percepiva la sua presenza, ma almeno nel tratto di mare che percorrevamo per gli allenamenti, la balenottera non si vedeva.

Venerdì 13 recitava il calendario...un giorno particolare che ai più superstiziosi poteva portare a seconda delle proprie personali credenze, fortuna o sfortuna.

I ragazzi erano tutti pronti per l'uscita, anche se il ponentino che soffiava già dal mattino presto ci sconsigliava il tipo libero, tanto che uscimmo tutti con i canoè singoli e doppi, dirigendosi verso il canale industriale, una zona protetta che usiamo spesso per gli allenamenti.

Dopo un paio di passaggi eravamo in procinto di rientrare, quando all'imboccatura vidi controsole un alto spruzzo a cui seguì un dorso grigio scuro ed una pinna che subito si immersero.

I ragazzi stavano dirigendosi verso "casa", ignari di chi condivideva con loro il percorso verso Muggia.

Rallentammo tutti, per aspettare i ritardatari.

Ora era più vicina, andava nella nostra stessa direzione.

Un altro spruzzo ed un corpo enorme, ma non tozzo, agile, si fece vedere ancora una volta per poi lasciare solo un breve ribollir d'acqua al suo passaggio.

Era difficile nonostante vicinissima, stabilire la lunghezza, che peraltro ritengo molto vicina ai 10 metri per un corpo di alcune tonnellate...un gran bell'esemplare!!

"Aspettate, ..." richiamai tutti a riunirsi in gruppo, "Se aspettate un attimo, vedrete una rarità per queste zone... Ecco là..." indicai con la mano.

E la balenottera uscì ancora una volta dirigendosi verso Rio Ospo.

Chi intimorito dall'animale, chi più baldanzoso, ripresero tutti il percorso verso la società.

Io affascinato seguii invece con lo sguardo il cetaceo, immaginando quando e dove fosse riemerso.

Ciò che mi impressionava, al di là delle dimensioni, era la sua velocità, per una stazza di tale dimensione.

Non cercava di guadagnare il largo, ma se ne stava a poca distanza dalla riva, immergendosi, ed ogni minuto circa, riemergendo, facendosi precedere da un caratteristico spruzzo, mentre la pinna, posta nella parte posteriore dell'animale, era una delle ultime parti del suo corpo a rientrare in acqua.

Aveva percorso un tratto di circa 2 km in una manciata di minuti, lascandoci attoniti.

Rientrammo, lasciando lo sguardo nelle immediate vicinanze dov'era riemersa l'ultima volta.

Nei giorni successivi il mare, per nostra fortuna (non come gli ultimi mesi), ci concesse di uscire per gli allenamenti, ed il nostro sguardo era sempre di circospezione, pronti a carpire l'alto spruzzo, che annunciava ancora una volta della sua presenza.

Io dal motoscafo guardavo l'onda, chiedendomi che cosa avessi fatto fosse apparsa all'improvviso vicino al mio modesto scafo... Ma tale pensiero per fortuna mi abbandonò (per un po'...) impegnato com'ero con gli allenamenti.

Sono quattro o cinque giorni che la balenottera non si vede dalle nostre parti.

Notizie invece arrivano dalla costa slovena.

L'associazione per lo studio e la protezione dei mammiferi marini Morigenos coadiuvati dal personale della Stazione di biologia marina di Pirano, del locale acquario e della Facoltà di scienze nautiche con sede a Portorose (Slovenia), hanno localizzato la Megattera (Megaptera novaeangliae) poco lontano dalla costa istriana: una presenza rarissima in Alto Adriatico

'Morigenos' intanto raccomanda di non infastidire la megattera.

Sarà bene tenersi ad almeno 50 metri di distanza e non seguirla per più di venti minuti.

E non per il doblone d'oro, ma per la gloria eterna (Moby Dick, Melville).