Alex Bellini a Trieste

Nessuno avrebbe potuto mai associare la località di Aurisina ad Alex Bellini, il rematore in solitario rientrato in Italia in questi giorni, dopo aver navigato per quasi 300 giorni nel Pacifico. Eppure, quando su informazione del Presidente della Federcanottaggio regionale Duilio Tedesco, ricevetti l'invito ad incontrare Bellini in un bar dell'amena località del Carso Triestino, il tutto mi sembrò strano, ma accettai di buon grado.

Aurisina è assieme a Duino la località principale del Comune di Duino-Aurisina (provincia di Trieste), centro noto nell'antichità per l'estrazione del marmo, dal quale vi passava l'antica via romana detta Gemina. Sono 19 km dal Trieste città: 25' di automobile percorrendo la strada a scorrimento veloce che attraversa alcuni borghi carsici: Prosecco, Santa Croce, ed infine Aurisina. "Ma dove ci si trova?" "Al secondo bar sulla sinistra..." Indicazioni piuttosto vaghe, che con un po' di buona volontà riesco a trovare. Sono in anticipo come al solito, temperatura di poco sopra lo zero, getto lo sguardo dalle vetrate dell'unico ritrovo e vedendo dei tavolini apparecchiati, immagino sia arrivato a destinazione, anche se del Comitato di accoglienza, né di Alex nemmeno l'ombra. Dopo un po' arriva Duilio Tedesco ed assieme entriamo nel locale che è un po' bar, un po' edicola, ricevitoria e ritrovo del paese. Lo sguardo ammiccante del gestore ci risparmia le presentazioni. "Sta arrivando... è per strada..." ci comunica la donna che sta approntando l'accoglienza per il Cavaliere delle Acque.

Una coppia arriva ed attacca un lunghissimo striscione: Alex, abbiamo remato con te! Bentornato a casa! Un'accoglienza che fa piacere, che commuove, dall'immensità del Pacifico alla piccola-grande dimostrazione di affetto degli amici. Un po' alla volta arrivano anche altre persone che aspettano Bellini arrivato in Italia in mattinata (ore 12.20 a Malpensa). Infine... un "Eccolo... è arrivato..." ci avvisa che sta varcando la soglia del locale l'autore della remata in solitario (294 giorni, 9 ore e 6 minuti) con esito positivo più lunga della storia. Alex un po' frastornato, stanco, la nostra, la loro presenza gli fa piacere, a quel vogatore dell'Aprica, oramai del posto, dopo il matrimonio di un anno fa (7 luglio 2007) con Francesca che lo segue a brevissima distanza e non lo molla: moglie, ma anche coordinatrice di quel progetto che lo ha portato, a remi, da Lima in Perù, a Sidney, e che dopo l'"avventura" in Atlantico, del 2005, con 541 giorni trascorsi in mare, in remate transoceaniche, raggiunge la seconda posizione assoluta nella classifica mondiale a sole 29 miglia in meno di John Fairfax che a differenza di Bellini ha effettuato 361 dei suoi 541 giorni a remare in doppio con un altro vogatore.

Piccola, brevissima cerimonia di rito, così, tra i tavolini del locale, con la consegna da parte del rappresentante del Comune di Duino Aurisina di una targa, e del Presidente regionale della Fedecanottaggio di un piccolo, simbolico presente.

Ciao Alex, come stai, come ti senti? "Ho camminato talmente poco negli ultimi dieci mesi che ora che ho ripreso a farlo molto rapidamente, il sangue fa fatica a riprendere il suo naturale flusso e mi sta creando un po' di problemi"

Rispetto all'Atlantico... differenze... più impegnativo... meno, anche se è difficile fare dei paragoni... "Fino a metà avrei detto più difficile l'Atlantico, perché il Golfo del Leone mi aveva subito messo spalle al muro, invece nel Pacifico sembrava che le cose potessero andare bene, invece da metà percorso in poi il tempo ha incominciato a cambiare molto rapidamente e non incontrando giorni buoni per remare, ogni giorno era inventarsi la maniera per arrancare per andare avanti, finchè abbiamo raggiunto il punto più basso negli ultimi due mesi, quando giravo su me stesso.

Dal punto di vista fisico... "Il fisico ha resistito per 8 mesi e mezzo, negli ultimi 40 giorni ho avuto un crollo molto rapido, dovuto allo stress che non riuscivo più a smaltire. Tutta una serie di situazioni: il mare, la voglia di arrivare, la sensazione di trovarmi ad un passo dall'arrivo e tutte le volte essere ricacciato indietro. In quegli ultimi 40 giorni ho fatto un implosione dentro me stesso.

Invece la barca come ha reagito?... "Benissimo..."

Hanno funzionato tutte le dotazioni a bordo?... "Più o meno... nell'ultimo cappottamento mi sono rovesciato con il portello aperto e molta acqua è entrata in cabina. Ero seduto con l'acqua che mi arrivava alla vita e tutta la strumentazione ha subito dei danni.

Arriva un'amica con figlioletto che gli regala un disegno:... un gran mare,... un gran cielo, ed un piccolo puntino arancione lì in fondo...dopotutto, era forse proprio così...

"Come stai... meno male che c'è la barba..."

"Sono dimagrito,...".

"L'ho sentito abbracciandoti..." "

12-15 kg . Diciamo che sono molti su 80 kg... rimangono ossa e..."

Alex Bellini è un fiume in piena e risponde volentieri alle domande. È un piacere starlo ad ascoltare. È sempre stato un grande comunicatore, dalla prima volta che oramai 3 anni fa lo stetti ad ascoltare ad una conferenza che tenne alla Canottieri Lario, a Como. All'epoca raccontava della sua traversata dell'Atlantico...

"Avrei potuto scegliere di essere come un alpinista che vuole raggiungere la vetta, o chi vuole vivere un viaggio... per il gusto di viverlo... io volevo vivere il viaggio, perché credo che si debba perdere quella sorta di fobia per la conquista a tutti i costi. Sono partito con l'intenzione di vivermi il viaggio e sapevo che il senso del viaggio lo avrei trovato durante il percorso. Il momento dei pugni alzati o dei suoni di tromba o dei fuochi d'artificio come a Sidney,... non ero alla ricerca di questo. Si tratta invece di una storia, un'avventura, e come ogni storia ci possono essere mille finali. A me quello che è capitato in sorte è uno fra mille, sicuramente non il più bello, ma neanche il più brutto, perché l'avventura poteva finire anche molti mesi prima. Sono dell'idea che dalle cose più brutte si imparano le cose migliori. Ho dovuto rinunciare a così poco dall'arrivo (120 miglia; n.d.r.) è stata una scelta sofferta, che ho dovuto decidere. Qualcosa che non avrei deciso, però l'ho fatto perchè era la cosa migliore da farsi. Quella più saggia. Perché alla fine uno deve accettare serenamente delle cose che non può cambiare.

Quante volte hai pensato di non farcela? "...Molte volte. Ma una volta sola avevo deciso di mollare. È successo circa 20 giorni prima di finire. Ero in una situazione di crisi molto profonda, psicologica, in condizioni di mare tranquillo, non c'era onda, tempesta, sembrava di essere a Trieste a metà luglio, per le condizioni, ma psicologicamente mi trovavo in una situazione così disperata che era per me impossibile riconoscere la situazione, ero rassegnato pronto a salire sulla prima barca di passaggio. Poi questa situazione è durata 10 o 15 minuti, mi son fatto un piccolo sonnellino, quelle situazioni in cui ti dici... dai, dormiamoci sopra... e vediamo che cosa succede quando ci svegliamo... mi sono svegliato completamente diverso e ho preso il mare com'era. Di tempeste ne ho passate molte... di situazioni pericolose altrettante, però il momento peggiore è stato quando uno deve accettare l'idea di non essere all'altezza, forse perché implica molta umiltà, devi porti di fronte alla situazione e quando ti trovi, a 60 miglia dall'arrivo, dopo averne fatte 99.000 dici questo me lo merito... mi merito di fare queste ultime 60 miglia... e più insisti e più ti rendi conto che è troppo da testardi andare avanti, alle volte uno non si accorge spinto dalla motivazione di arrivare, di fare il passo più lungo della gamba. è stato quello il momento peggiore.

Come si sente un uomo in mezzo all'oceano? "...piccolo... piccolo e fragile..."

Hai incontrato mercantili, imbarcazioni, persone? "...Unico contatto con un essere umano il 4 luglio dopo 5 mesi di traversata e quello è stato l'ultimo prima del 13 dicembre perciò non ho avuto questi grandi contatti. ...mai contatti diretti perché la mia radio, il mio vhf aveva un range piuttosto limitato... Ero però in contatto con il team di supporto e mia moglie, costantemente.

Com'è il cielo in mezzo all'oceano? " ...non te lo racconto... solo quello vale tutta la fatica fatta...per arrivare"

La persona a te più vicina? "...mia moglie eravamo a novemila miglia di distanza eppure la nostra unione la sentivo,molto più forte che in altre occasioni...

E tecnicamente chi ti è stato più vicino? "...ancora lei perché oltre a essere moglie... psicologa..." "Psicologa per te" interviene Francesca, "...si certo psicologa per me... era coordinatrice del progetto... e attraverso lei passavano tutte le informazioni. È stata lei che ha organizzato la partenza, l'arrivo... in tutte le situazioni d'emergenza era lei la persona che contattavo.

Hai scaricato migliaia di canzoni... Quale che hai ascoltata più volte...? "Tra le tante una canzone di Jovanotti... che sarò patetico... ma ero da poco sposato,... e c'era una cosa che già avevo in testa ed era mia moglie, una canzona che ricordava il nostro matrimonio e la nostra relazione...

In caso di pericolo estremo, avevi un piano "B"? In una tempesta non c'è un piano B perché aspetti. Nelle situazioni di pericolo e di emergenza, potevo fare due cose o attivare un rivelatore radar che trasmette la mia posizione ad un circuito internazionale per essere recuperato. oppure, il piano b-bis è la richiesta di aiuto attraverso il mio team senza attivare il circuito internazionale del recupero in mare.

Francesca interviene. "Comunque l'Australia non permette recuperi in mare senza l'attivazione del circuito, proprio per sicurezza nazionale, quando avevo parlato con loro mi avevano detto che senza la richiesta di soccorso non intervenivano, avevano paura di scherzi."

Ci sarà un'altra prova in mare, un'altra traversata? Sappiamo che mancano 29 miglia un breve sorriso spunta in mezzo alla barba incolta di Alex e brillano gli occhi azzurro cielo del Pacifico nel rispondere: "...Sì alla prima posizione... sono record statistiche... io per i prossimi 25 anni non tenterò nessuna traversata... ma se ancora a 50 o 55 anni sarò in forma mi piacerebbe tentare l'Oceano Indiano con mio figlio, nella speranza che non diventi un appassionato di violini, o di clavicembali. Se riuscirò a trasmettergli un po' di passione per l'avventura, mi piacerebbe farlo con lui."

Quando hai toccato terra... che cosa hai provato?... " Mi sono accorto di camminare appena alla fine della giornata... in realtà ero molto emozionato... un po' confuso perché immaginatevi dopo 10 mesi avere anche solo 10 persone che ti fanno 10 domande differenti e non sai da che parte incominciare... però è andata abbastanza bene.

Riuscivi a dormire? "Si non ho avuto problemi... e soprattutto durante i periodi di crisi... dormivo e speravo svegliandomi di trovare il giorno successivo... facevo sogni strani... il sogno più ricorrente era quello di essere assalito da una tigre... nel buio... devo andare a leggere il significato...

Com'è iniziata questa avventura? "Sono nato in Valtellina... perciò da lì il mare non si vede neanche se salgo sul picco della montagna più alta ed è qualcosa che non so spiegarmi in realtà, forse è un po' la mia fortuna, se sapessi la ragione che mi spinge di andare in mare, la troverei un po' banale e forse non vale la pena... è una sorta di ricerca. C'è chi lo chiama fattore Ulisse, è una sorta di caratteristica genetica che tutti gli esseri umani hanno. Volta alla ricerca di se stessi perché fondamentalmente un viaggio non è solo una semplice traversata, ma qualcosa che inizia da te e finisce da te.

È arrivata prima la crisi fisica o quella psicologica? La crisi fisica è stata determinata da quella psicologica. Grande stress perché erano 25 giorni che remavo in una zona di 200 miglia. Ero vicinissimo: 20 giorni prima di arrivare ero a 150 miglia dalla meta, da terra, e questo mi ha procurato con il tempo molto stress. Iniziava a scadere il tempo perché entro la fine di dicembre avrei dovuto comunque toccare terra perché iniziava il periodo dei monsoni, venti forti sarebbero scesi verso sud. Mi sentivo un po' con il fiato sul collo, e tutte le volte che insistevo, facevo due miglia avanti e il giorno dopo due indietro: era una costante ricerca della corrente giusta che mi portasse verso terra. Io costantemente venivo rifiutato dalla terra, perché una volta la corrente, una volta i venti, una volta mille cose che non mi permettevano di arrivare...

Com'è riuscito a superare le tempeste? "...uno si chiude in cabina ed aspetta che passi... l'imbarcazione si è rovesciata 5 o 6 volte, l'ultima con il portellone aperto, con passo d'uomo aperto, facendo entrare una quantità d'acqua che non credevo possibile e lì mi sono creato molti problemi perché tutta la strumentazione ha subito dei danni. Da quella satellitare... mancandomi il contatto con la terra nel momento di maggior bisogno, di contatto umano, di conforto...

Alex viene interrotto dallo squillo del cellulare, è una radio privata che lo vuole intervistare, ma chi è venuto a trovarlo, ad Aurisina, non è rimasto deluso perché nel frattempo i gestori del locale servono agli intervenuti prosciutto cotto tagliato a mano e vino locale, mentre Francesca, la moglie riprende il filo del discorso e prosegue...

I giorni in cui sono mancati i contatti con il satellitare quelli in cui ha iniziato a deperire di più, psicologicamente più alla deriva, perché se prima bene o male c'era la possibilità di parlare nei momenti difficili. Anche la decisione di interrompere la traversata a poche miglia dalla meta ce la siamo comunicata via sms. Alex riusciva comunque a mandare messaggi ed a riceverli e fare aggiornamenti internet perché sul sito lavorava con il palmare. Però comunicare via-voce non era possibile. Stando a terra è diverso. Hai sempre mille cose da preparare da organizzare però non hai mai la percezione di quello che sta succedendo lì in mare. Negli ultimi dieci giorni le condizioni erano peggiorate, la guardia costiera mi comunicava che c'era una barca in transito. Da responsabile dell'ufficio stampa ho pensato: fantastico così ci possono mandare le immagini in Italia ed organizzare una sorta di pre arrivo. Le condizioni meteo però peggioravano, ho richiamato la guardia costiera, ed invece che le immagini, aiutassero Alex a rientrare in porto, e così abbiamo fatto. Il giorno dopo il suo arrivo c'erano 49 nodi di vento, la costa australiana dove è stato accompagnato al porto di Newcastle, è un punto molto pericoloso e se non riesci a prendere la giusta corrente sono guai per entrare in porto... La nave che recuperava Alex doveva arrivare alle 6 del mattino, ma per le condizioni meteo è arrivata alle 9,15...

Quanto tempo dedicavi ogni giorno a questo progetto? ...Ai contatti...tutta la giornata tranne la notte, se c'era da far qualcosa con la stampa poi... dormivo 3 o 4 ore per notte. Nelle giornate tipo cercavo di ritagliarmi le 8 ore lavorative, canoniche, ma poi c'erano sempre le ore notturne con Alex perché avevamo giorno e notte invertito e la chiamata era quasi regolare alle 2 le 3 del mattino, ma avevamo calcolato tutto. Ci vuole tanta pazienza. Per fortuna anche gli altri membri del team lo seguivano costantemente.

Quante erano le persone del team? ...Fondamentali eravamo in tre: io che coordinavo, un tecnico ed un metereologo, poi c'era anche un metereologo hawaiano che ci stava seguendo. Poi il cantiere nautico, che ci ha seguito per tutta la parte tecnica, installazione, parti elettroniche, se c'era un guasto si chiamava loro, pannelli solari, persone poi chiamate in causa quando era necessario.

La Rosa de Atacama (la barca di Bellini; n.d.r.) è stata recuperata? "...sì assolutamente, c'è stato un piccolo problema. Ci hanno detto: Se il mare s'ingrossa dovrai lasciarla lì...Non se ne parla nemmeno è stata la risposta. Io ci rimango sopra ha detto Alex... La barca è rimasta presso uno yacht club locale fino a lunedì prossimo, poi verrà imbarcata su un container a fine mese, e prevediamo ai primi di febbraio di averla a Trieste.

C'è qualche progetto? Sì... speriamo vada in porto, in esposizione in qualche museo, molte proposte... stiamo vagliando. Il desiderio più grande di portare un giorno a mostrarla ai nostri bambini, altrimenti sarà qualche altro rematore oceanico che la sfrutterà.

Dal sito di Alex Bellini - Alex è In Australia!

Al largo di Newcastle, Alex ed il suo team, alla luce delle cattive condizioni meteorologiche previste, anomale per la stagione, hanno ritenuto conclusa la traversata, provvedendo all'incontro con una nave che lo accompagnasse in porto a partire da 61,6 miglia nautiche dalla costa.

L'arrivo di Alex a Newcastle, è previsto per sabato 13 dicembre alle ore 18:30 per le formalita doganali. È organizzato un incontro con fans e media domenica 14 dicembre al molo Man of War accanto all'Opera House di Sydney dalle 10:00 alle 12:30.

La traversata si conclude quindi con successo, stabilendo inoltre diversi record.

Con 294 giorni, 9 ore e 6 minuti di traversata, Alex, come ufficializzato da Ocean Rowing Society:

...giunge ad un tempo totale in mare di 540 giorni, il terzo per durata, a 1 giorno da secondo, John Fairfax. Ricordiamo che John Fairfax aveva fatto 361 dei suoi 541 in doppio.

...uguaglia la remata transpacifica di Peter Bird di 294 giorni.

Alex ha remato per 9364 miglia nautiche, pari a 17342 chilometri .

Oltre ad Alex Bellini e Francesca Urso, si ringrazia il sito web www.alexbellini.it per le notizie fornite.

Sarò sincero, non tutte le domande poste ad Alex Bellini sono state formulate dal sottoscritto, alcune sono state poste dal Comitato spontaneo di accoglienza, del quale anch'io ho fatto parte.

Maurizio Ustolin