Letteratura
Questa sezione è dedicata al canottaggio in letteratura e non solo (musica, cinema, pittura,…). Inviateci il vostro materiale (poesie, racconti, canzoni, disegni,…) sul mondo del remo e verrà pubblicato in questa pagina. Vi segnaleremo inoltre delle recensioni di libri e/o film che trattano di canottaggio.
KIMBERLY
Film ispirato dal racconto “Mouche” dello scrittore francese Guy de Maupassant.
Michael, Bob, Walter e Scott, quattro trentenni sono amici da sempre, escono sempre insieme in giro per locali, praticano assieme canottaggio. La loro amicizia procede a gonfie vele fino a quando un giorno si imbattono in una visione che sconvolgerà le loro vite: Kimberly. Lei non è solo bella, ma anche brillante, intelligente, divertente ed esperta vogatrice, ma soprattutto è single. I quattro si sforzano di rispettare un impegnativo patto reciproco: non corteggiarla e non fare all’amore con lei. Michael, Bob, Walter e Scott sono a loro modo affascinanti. Ognuno incarna un ‘tipo’ diverso: il romantico, il timido, l’intellettuale, il simpatico. Kimberly, dopo averli aiuti negli allenamenti per la regata annuale di canottaggio, inizia a ricevere le avance dei ragazzi, ognuno dei quali impazzisce per lei. A lei piacciono tutti e quattro ed inizia a uscire una volta con l’uno, una volta con l’altro. Tutto si complica quando Kimberly scopre di essere incinta. E non vuole dire chi è il papà.
L’ONDA DELL’INCROCIATORE
Trieste, 1935. Ario e Berto, due giovanotti nati e cresciuti nel mandracchio, si preparano ad accogliere i reduci della Guerra d’Africa: tricolori a tutte le finestre, cittadinanza in festa. Hanno preparato uno scherzo alla sorellastra di Berto, loro amica d’infanzia, e al suo giovane e statuario amante, Eneo, canottiere, campione inespresso: la maona che ospita i loro incontri amorosi potrebbe affondare da un momento all’altro, costringendoli a venire allo scoperto. Intanto, l’onda degli incrociatori in arrivo, per festeggiare i reduci, scuote i giovanotti dal torpore febbrile per l’azione in corso. Devono sbrigarsi. Sarà una giornata memorabile, ma non per quel che Ario e Berto avrebbero voluto: e mentre l’irreparabile sta per avvenire – e non toccherà alla coppia clandestina, ma a un innocente – scopriamo la loro storia.
Ario era affascinato dalle regate di San Francisco. Sua madre diventava matta al solo pensiero: suo padre se ne era andato proprio per quella ragione, qualche anno prima. Il ragazzo, senza saperne niente, sognava di andare in America. Cos’era per lui l’America? Praterie e grattacieli. Come al cinema. Era qualcosa di grande – la nazione della città più grande del mondo, quella dove si diventava miliardari, come gli avrebbe detto Eneo, da semplici atleti. Molto semplice, tutto qui. Una fantasia.
La piccola Lidia, sua coetanea, gliela fa vedere ogni tanto, un’altra America, molto volentieri, in camerino: purché ci sia anche suo fratello Berto. Nel tempo, pur di vederla ancora nuda, andranno a processarla – per gelosia – e la costringeranno a distendersi su una lastra rovente, da un lato e dall’altro. Sono ancora ragazzini e non c’è eccessiva malizia. Lidia li lascia fare. Si lascia fare tutto. La malizia arriverà nel tempo, quando Lidia si farà donna e preferirà la compagnia di Eneo a quella degli amichetti; ritrovandosi, come rivale, la madre dell’atleta.
Da sempre, Ario soffriva per le frequentazioni notturne della mamma. È una donna sola, ma istintivamente lui vorrebbe così restasse; che fosse sempre, assurdamente, fedele a quel padre lontano che lui nemmeno ricordava d’aver conosciuto, e che raccontava in giro scrivesse lettere tutte dello stesso tono: “ritornerò”.
Eneo Sigòn, giovane e promettente canottiere, è come Ario e Berto un figlio della Trieste povera e innamorata del mare. Bello e stupido, è un talento che non vince nessuna competizione, a dispetto delle promesse; vincono degli outsider, giovanotti come i due amici, senza che nessuno se l’aspetti. Eneo, intanto, si dà alle belle donne e alla bella vita, scapestrato e dissoluto.
Lidia è l’oggetto delle prime, consapevoli curiosità erotiche di Ario e del suo fratellastro. Ne sono tanto attratti che diventano morbosi: picchi di eccitazione rispondono ai racconti sulle imprese e sulle esperienze di lei, raccontate con toni ossessivi da Berto, di solito. Ario fantastica e si identifica, come fosse stato presente; sarà terribile, in un certo senso, scoprire che il suo patrigno l’ha spogliata nuda, di fronte a Berto, e l’ha “esaminata” per scoprire se era ancora vergine. Sarà come se Ario fosse stato l’amico, là con la lampada in mano, e il patrigno, malato della nudità di lei.
Ario e Berto stanno scoprendo le cose della vita: l’ambizione, l’antagonismo, il desiderio, la vendetta, l’invidia. E le stanno scoprendo dentro casa. Lo scherzo che hanno tramato non è divertente ed è pericoloso: diventerà micidiale per un povero alpino che si ritrova nella maona al posto della coppia. E così, a completare la formazione dei due ragazzi, verrà a fare capolino la morte: una morte di cui saranno responsabili. Forzando molto la mano, si può leggere in questo epilogo un’allegoria delle future vicende belliche italiane; considerato che la vicenda si svolge, non nella memoria ma negli eventi, proprio in un giorno di festa per la campagna d’Africa, è difficile non tenere presente quanto luttuosi saranno gli anni successivi, e per quale causa. Così, il desiderio prima infantile e poi adolescenziale per una giovane donna – il desiderio della carne, della bellezza, del possesso della bellezza – si fa simbolo dell’imperialismo italiano, che avrebbe decimato i nostri figli e impoverito e precipitato nella sudditanza la nostra Nazione. Il romanzo, datato 1947, è stato scritto nel 1945: probabilmente, nell’inconscio dell’artista istriano, questo s’annidava.
PIER ANTONIO QUARANTOTTI GAMBINI (Pisino d’Istria [Pola], 1910 – Venezia 1965)
Bibliotecario, poeta, giornalista, saggista e scrittore italiano, figlio di Giovanni Quarantotto da Rovigno, patriota irredentista, e Fides Histriae Gambini, da Capodistria. Studiò a Capodistria e si laureò in Legge a Torino. Esordì in letteratura col volume di racconti I nostri simili (Solaria, Firenze 1932), cui fece seguito nel ’35 il romanzo La rosa rossa e nel ’39 Le trincee, giudicato da più parti come uno dei romanzi esemplari della letteratura italiana di quegli anni. Dopo la guerra, pubblicò il suo libro più celebrato, L’onda dell’incrociatore, e poi Primavera a Trieste (1951), Amor militare (1955), Il cavallo di Tripoli (1956), La calda vita (1958), Sotto il cielo di Russia (1963), Luce di Trieste (1964), I giochi di Norma (1964). In edizione Mondadori (1965) è anche uscito Racconto d’amore – Il vecchio e il giovane (carteggio Saba-Quarantotti Gambini 1930-1957).
SULL’ACQUA
Nel 1944 ad Amsterdam, una città sconvolta dai bombardamenti, il giovane Anton torna con la mente all’estate del 1939, all’ultimo periodo di felicità prima dell’invasione tedesca, alla città piena di vita e al suo quartiere nei pressi dell’acqua. Ricorda con nostalgia il suo amore per il fiume e le lunghe, esaltanti vogate insieme all’amico David, quando, entrambi diciassettenni, si allenavano instancabili e sentivano di poter sfidare il mondo. Per Anton e David, diversi per carattere ed estrazione sociale (Anton è già costretto a lavorare, mentre David, studente liceale, appartiene a una ricca famiglia, forse ebraica), la barca rappresenta un riscatto, il mezzo per conquistare l’indipendenza, l’emancipazione dai genitori.
C’è la fatica, certo, ma soprattutto la gioia che dà la consapevolezza di potercela fare. In barca Anton sente dietro sé lo sguardo e il respiro di David e impara a conoscere il proprio corpo, a valutarne le capacità e a sfidarle, a capire che può raggiungere traguardi più alti.
Sarà il tedesco Schneiderhahn, l’allenatore enigmatico e solitario, a fare di loro dei veri campioni, pronti per affrontare le Olimpiadi del 1940. Quelle Olimpiadi di Helsinki che non furono mai celebrate.
L’estate è calda, il fiume scorre lento e imponente, Anton e David, vogando, formano un tutt’uno con la barca, il fiume e il cielo, un’unità armoniosa attraverso odori e colori quasi palpabili, una irripetibile felicità di sensazioni fisiche.
L’acqua, amica e compagna, è al centro della loro grande avventura.
La guerra rimane sullo sfondo, ma la casa della famiglia di David, nel Vondelpark di Amsterdam, nel 1945 è vuota.
H.M. VAN DEN BRINK (1956)
è giornalista e scrittore. Dirige la VPRO, una delle emittenti televisive nazionali più importanti dei Paesi Bassi. E’ l’autore di opere sulla cultura delle Antille Olandesi, sugli Stati Uniti e sulla tauromachia. Nel 1993 è apparso il suo primo romanzo De vooruitgang (Il progresso), che è entrato nella rosa dei finalisti del “Libris Literatuurprijs”. Sull’acqua è stato selezionato per il “Generale Bank Literatuurprijs” del 1998 e per il “Libris Literatuurprijs” del 1999, due tra i più importanti premi letterari per la narrativa neerlandese. Sul quotidiano “Vrij Nederland”, Carel Peeters ha scritto: “Il romanzo di H.M. van den Brink ha tutti i presupposti per diventare un classico: la sua costruzione perfetta e la naturalezza della narrazione lasciano un’impressione indelebile”.
Leggi alcuni passi (versione inglese).
Racconti a nord est – Raccolta di racconti a cura e di Maurizio Ustolin.


